Chi ci rotolerà via la pietra dal sepolcro?” (Mc 16,3). Questa è la domanda che le donne il giorno di Pasqua si fanno mentre si avviano ad omaggiare il corpo di Gesù.
Ci sono tante pietre che spesso sono posate nei nostri cuori. Pietre di dolore, di sofferenza, di delusioni, di rancore, di solitudine. C’è la pietra di un rapporto ferito, di un lutto doloroso, la pietra di un’umiliazione ricevuta. Spesso nei nostri cuori abbiamo pietre pesanti e la domanda delle donne al mattino di Pasqua è anche la nostra domanda: chi ci rotolerà via quella pietra dal cuore?
Il Risorto che lascia il sepolcro e annuncia la Vita senza fine, Lui e soltanto Lui può togliere la pietra pesante da ogni sepolcro e da ogni cuore e spalancare la nostra esistenza alla meraviglia quotidiana del Dio con noi.
“Ma come ci solleveremo da questo tempo, da questo pessimismo, dalle sofferenze?”In quel racconto Marco continua scrivendo: “..sollevato lo sguardo videro che la pietra era già rimossa”.
Solleviamo anche noi lo sguardo dalle nostre notti, dalle nostre paure e guardiamo con coraggio al futuro.
Solleviamo il nostro sguardo per riuscire ad avere una visione lunga, capace di andare oltre l’attimo, il momento presente, per costruire pensieri e prospettive di fiducia nell’avvenire.

Pasqua è voce del verbo ebraico che significa “passare”, come dice Erri de Luca, non è festa per residenti, per persone statiche, ma per coloro che sono migratori che si affrettano al viaggio. Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi operatori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri ad ogni costo, atleti della parola pace, esploratori di futuro.

Buona Pasqua!
Padre Antonio Teodoro Lucente